Categoria: Viaggi

  • Ricordi di un viaggio in Irlanda:                                 visitare l’Isola di Smeraldo in macchina.

    Ricordi di un viaggio in Irlanda: visitare l’Isola di Smeraldo in macchina.

    Visitare l’Isola di Smeraldo in macchina

    Molti, se non tutti, almeno una volta siamo rimasti affascinati dai paesaggi o dalle storie dell’Irlanda. Abbiamo desiderato visitare quella terra intrisa di storie e leggende, di misticismo celtico e di paesaggi mozzafiato.
    Non è stata la mia prima volta su terra irlandese, ma sicuramente la prima volta che, a bordo di una monovolume, l’ho esplorata facendo un “coast to coast” con occasionali deviazioni nell’entroterra.

    Siamo partiti con un volo serale, ma le ore di luce estive ci hanno permesso di atterrare con il sole ancora alle spalle, facendoci scorgere dall’alto le scogliere e le spiagge irlandesi: un’anteprima delle bellezze che ci aspettavano.
    Atterrati nella capitale, Dublino, la prima cosa che abbiamo fatto è stata quella di immergerci quanto prima nella cultura irlandese: quale modo migliore se non andando al pub a bere una pinta di Guinness ascoltando musica tradizionale.
    Tuttavia la nostra permanenza a Dublino sarebbe durata solo una notte, giusto il tempo per riposarci. Sia l’arrivo che la partenza erano previsti dalla capitale, pertanto l’avremmo visitata a fine del viaggio.
    Il nostro itinerario di una settimana era focalizzato sulla visita di alcune delle città principali: Dublino, Galway, Cork e Kilkenny. Partendo da queste abbiamo incluso le mete imperdibili come le scogliere di Moher e il Ring of Kerry.
    Da Dublino ci saremmo diretti verso Galway, poi saremmo scesi verso le scogliere di Moher continuando verso il Ring of Kerry e risalendo verso est, quindi Cork, Kilkenny e Dublino.

    Ridurre l’Irlanda solo alle città principali e alle scogliere di Moher è un peccato capitale. Conoscere l’eredità storica di questo Paese è ciò che lo rende magico, cioè i monasteri, i castelli e i siti archeologici, la musica folk che racconta il percorso di indipendenza, gli usi e costumi locali.


    Galway “The city of Tribes”

    Galway è la città che dà il nome all’intera contea. Il suo soprannome “Città delle Tribù ” si riferisce alle 14 famiglie mercantili che hanno fatto crescere e prosperare il territorio.
    Galway si contraddistingue per la vivace atmosfera giovanile, è famosa per i suoi festival musicali e culturali, mentre la sua forte identità tradizionale la si ritrova nei pub, dove ancora oggi ci sono performance di autentica musica irlandese. Non è una città dispersiva ed è facilmente visitabile a piedi.
    I siti da vedere sono tutti concentrati nella stessa zona.
    Imperdibile il Quartiere Latino, ricco di pub, ristoranti e negozi artigianali.
    A proposito di artigianato… qui a Galway è stato creato il tradizionale anello Claddagh che simboleggia amore, lealtà e amicizia.
    Sempre in questa zona si trova il Castello di Lynch, che altro non è che una casa fortificata, quindi tenete le aspettative basse. Da lì si può proseguire verso il Cinquecentesco Spanish Arch e poi continuare verso The Long Walk, cioè il lungomare.
    Se invece avete voglia di evadere dal centro, fate una passeggiata a Salthill, la zona residenziale sul mare.
    Noi abbiamo percepito l’autenticità di Galway nella West End, una zona con negozietti e locali indipendenti tra cui diversi pub. Siamo stati al The Crane, dove abbiamo assistito ad un live di musica folk irlandese molto tradizionale e coinvolgente.
    Ecco, Galway ci è piaciuta molto.


    Kilkenny “The Marble City”

    Sulla via per Dublino ci siamo fermati a Kilkenny. Questo stop aveva un motivo ben preciso: la rossa.
    È infatti in questa graziosa cittadina che è nata la rossa Irish cream ale prodotta dalla Guiness.
    Il suo soprannome “Città di marmo”, invece, è da attribuirsi agli edifici medioevali costruiti con roccia calcare grigia punteggiata di fossili (quindi non vero marmo).
    Oltre alla buonissima corposa birra, la città è nota per il suo bellissimo e imponente castello, per le sue chiese gotiche e, inoltre, per essere la capitale dell’hurling, uno sport da campo molto antico.
    Kilkenny ha anche un’importanza storica non da poco, infatti è stata capitale dell’Irlanda fino all’invasione di Cromwell.
    La Kilkenny di oggi è ordinata e vivace, con stradine piene di negozietti, gallerie e caffetterie, mentre i pub racchiudono la storia e l’identità della città.
    Kilkenny è un posto da visitare e magari spenderci più di qualche ora.


    Cork

    Lasciata Kilkenny, ci siamo diretti versi Cork.
    Cork è la seconda città più grande della Repubblica d’Irlanda. Il primo impatto è stato quello di trovarmi in una città a misura di uomo. Ho trovato affascinante il lungo fiume. Il centro di Cork, infatti, si trova su un’isola tra due canali del fiume Lee.
    Il medioevale centro storico è vivacizzato da tre strade principali: St Patrick Street, Oliver Plunkett Street e Paul Street. Qui abbondano negozi, boutique, pub, ristoranti e caffetterie.
    Anche Cork non manca di posti da visitare. Dopo una passeggiata nel Quartiere di Shandon, con le sue casette colorate, e il Quartiere Vittoriano, con la neoclassica Cattedrale di San Patrizio, si riesce facilmente a raggiungere l’English Market, luogo simbolo della gastronomia locale, dove tutti i sensi sono deliziati dalla freschezza e bontà dei prodotti. Questo mercato coperto si trova all’interno di un bellissimo edificio settecentesco di stile vittoriano. Poco lontano c’è la Cattedrale neogotica di San Fin Barre. La facciata richiama subito lo stile francese. L’interno è riccamente decorato da intagli, mosaici, affreschi e vetrate colorate. Un altro edificio che merita una visita è sicuramente il Castello e Osservatorio di Blackrock. Questo castello dalla struttura insolita si trova sulle rive del fiume, in passato fungeva come roccaforte per la difesa navale. Oggi ospita un telescopio all’avanguardia ed ha un ruolo importante nella ricerca scientifica. Il castello di Blackrock abbraccia il passato e il futuro allo stesso tempo.
    Luoghi altrettanto interessanti sono l’Elizabeth Fort, l’University College e il Cork City Gaol, un’ex-prigione simile a un castello neogotico.
    Gli amanti dell’arte troveranno interesse nella Galleria d’Arte Crawford
    mentre i degustatori di whisky non potranno perdersi una visita alla Distilleria Jameson.
    Cork offre molto ed è una valida alternativa alla capitale.


    Dublino

    Fondata dai Vichinghi sul fiume Liffey, Dublino è una città cosmopolita, vivace e moderna ma lontana dalle caotiche capitali come Londra e Parigi. Dublino è una città artistica e culturale, vanta grandi nomi della letteratura internazionale quali James Joyce, Oscar Wilde e Samuel Beckett. Possiede la più antica università d’Irlanda, il Trinity College che ospita una delle biblioteche più belle al mondo, la Old Library. Qui si può ammirare il Book of Kells, un manoscritto medioevale con stupende decorazioni dai colori sgargianti. È il patrimonio storico-culturale più importante del Paese.
    Dublino offre varie attrazioni come il castello, la Cattedrale di S.Patrizio e quella di Christ Church, e la statua di Molly Malone. Si può passeggiare nel bellissimo parco di S. Stephen Green oppure a Grafton Street, zona di negozi e locali rallegrata da artisti di strada. I musei EPIC e MoLI invece, mostrano il passato culturale e letterario del Paese. Gli amanti della tipica birra irlandese non posso perdersi la Guiness Store House, per poi terminare la giornata nei pub di Temple Bar, tra una pinta e una canzone tradizionale.


    Tra leggendari castelli, silenziosi monasteri e luoghi ancestrali.

    Sulla via verso Galway, a metà strada, ci siamo fermati a visitare il Monastero di Clonmacnoise, uno tra i più antichi d’Irlanda. Fondato da San Ciarán nel VI sec. il monastero si trova sulle rive del fiume Shannon ed è circondato da campi verdi e lussureggianti, rendendolo un posto davvero affascinante.
    Il sito è provvisto di un piccolo museo dove sono contenuti alcuni delle antiche croci celtiche e pietre tombali. L’esterno ospita non solo i resti del monastero ma anche l’antico cimitero. Questo è riconoscibile dalle numerose croci celtiche che sono a dir poco bellissime. Questo luogo trasmette un senso di calma e pace.
    L’ Irlanda eè ovviamente famosa per i suoi leggendari castelli, alcuni dei quali sono ruderi come il Castello di Ballycarberry, oppure non sempre aperti al pubblico come il bellissimo Castello di Dunguaire, situato sulla sponda della baia di Galway
    Mentre risalivamo verso Dublino, ci siamo fermati in due posti imperdibili: Rock of Cashel e Blarney Castle.
    L’ imponente Rocca di Cashel, arroccato su una collina rocciosa, racchiude diversi edifici medioevali quali una torre circolare, un’alta croce, una cappella romanica, una cattedrale gotica, un’abbazia con cimitero annesso, la Sala dei Vicari Corali e una quattrocentesca Casa Torre. Dalla rocca si ammira tutto il bellissimo paesaggio circostante.
    Il Castello di Blarney si trova alle porte di Cork ed è indubbiamente tra i più famosi dell’ Irlanda. Il castello ha un area abbastanza estesa contiene diversi giardini, foreste e strutture secondarie. Leggenda vuole che “baciando” la pietra di Blarney si ottiene il dono dell’eloquenza e persuasione.

    Dal nostro percorso abbiamo deviato un paio di volte verso l’entroterra per visitare dei siti archeologici “ancestrali”. Abbiamo visitato il Dolmen di Poulnabrone, il più vecchio monumento megalitico in Irlanda che è situato nel Parco Nazionale del Burren ed è circondato da un vasto paesaggio di pietra calcare, poi abbiamo visitato gli antichi forti di pietra di Cahergal e Leacanabuaile con la loro peculiare forma ad anello.
    La posizione geografica di questi luoghi, un po’ più isolati rispetto ad altri, conferisce un alone di mistero quasi mistico.


    La natura antica e mistica dell’Irlanda

    I paesaggi naturali dell’Irlanda non solo fanno sognare ma lasciano senza parole. Un viaggio in macchina è sicuramente un buon modo per godersi la natura con un ritmo lento.

    Da Galway, spostandoci a sud, sulla costa, siamo arrivati a Doolin, un grazioso villaggio che funge da campo base per visitare la zona, soprattutto le scogliere di Moher.
    Il parco dell’area delle scogliere è ampio. Per vedere le scogliere da un punto ottimale lo si può fare visitando il centro visitatori che ha un percorso ben definito. Quando noi siamo andati il tempo non è stato clemente e, a metà percorso, oltre al forte vento, si è aggiunto un pesante temporale che ci ha obbligati a ritornare velocemente. Tuttavia, poco prima del temporale, siamo riusciti a goderci il selvaggio panorama dove le scoscesi scogliere incontrano l’impetuoso oceano. Ci fosse stata la possibilità, ci saremmo incamminati per i sentieri per godere ancora di più di quella natura selvaggia e riuscire a vivere un’esperienza più gratificante, ma pazienza, sarà per la prossima volta.

    Un posto che ci ha particolarmente colpito per la sua bellezza è stata Inisheer (Inis Oirr), una delle tre Isole Aran. Queste isole sono note per il paesaggio selvaggio e per essere custodi della cultura e della lingua gaelica, nonché degli usi e costumi della tradizione irlandese. Disseminati sulle isole, tra i verdi campi e i muretti a secco che danno sul mare, ci sono rovine di castelli e chiese, relitti di navi e fari. Vale la pena di visitare almeno una di queste isole per poter vivere un’esperienza più autentica.


    Il Ring of Kerry: tra villaggi pittoreschi e litorali mozzafiato

    Il Ring of Kerry, è uno spettacolare percorso stradale costiero con paesaggi mozzafiato, un MUST per chi si fa il sud dell’isola in macchina.
    Come base abbiamo soggiornato a Killarney, il paese dà il nome all’omonimo Parco Nazionale. A parte l’imponente bellissima cattedrale, il paese di per sé non ha attrazioni popolari se non il parco e le bellezze naturalistiche dell’area. Killarney offre comunque una discreta scelta di ristoranti, pub e negozi per lo shopping.
    Nonostante possa esserci la tentazione di percorrere il Ring of Kerry tutto in un giorno, il mio suggerimento è quello di viverselo con calma, godersi i panorami sull’Atlantico, passeggiare sulle spiagge e fermarsi nei pittoreschi villaggi di pescatori.


    Le serata irlandesi

    Le nostre serate in Irlanda finivano sempre allo stesso modo, al pub. Può sembrare banale o ripetitivo, ma in realtà ci è piaciuto tantissimo. Ovunque siamo stati, abbiamo mangiato bene, io ho fatto il pieno di piatti a base di pesce come cozze, salmone e chowder (zuppa di pesce) ma non ho disdegnato le carni, che è risaputo sono buonissime. Birra, sidro e
    Irish Coffee non sono mai mancati nella nostra dieta, e le serate si concludevano sempre con noi cantando coi locali le canzoni della tradizione irlandese.


    La gente

    Che dire sulla gente…davvero calorosa e amichevole. Ovunque siamo andati, indifferentemente dalla situazione, la gente è sempre stata gentilissima e accogliente. Nei pub trovavi sempre il signore di turno disponibile per due chiacchiere, nei B&B, soprattutto nelle zone rurali, le padroni di casa incarnavano il significato della parola ospitalità mettendosi a completa disposizione. Insomma, il calore degli irlandesi è inversamente proporzionato alle temperature climatiche.

    Conclusioni

    L’Irlanda si è confermata un Paese non solo di straordinaria bellezza naturalistica ma soprattutto un luogo dove il passato echeggia chiaramente nel presente attraverso la sua cultura, gli usi e costumi. L’invito che faccio
    è quello di visitare Irlanda
    con calma, immergersi e mescolarsi con la gente, se poi vuoi ripartire da amico.

  • Petra, la Meraviglia Silenziosa: tra Mito, Sabbia e Gloria

    Petra, la Meraviglia Silenziosa: tra Mito, Sabbia e Gloria

    Petra, la Meraviglia Silenziosa: tra Mito, Sabbia e Gloria

    Visitare Petra è stato un sogno diventato realtà. Un sogno iniziato da piccolissima e crescendo con Indiana Jones. Resistere al suo fascino è stato impossibile.

    La leggendaria città di Petra si trova nel deserto giordano, incastonata tra rocce illuminate dal sole che si tingono di rosso, arancione e dorato. È un posto magico.
    Una volta lì, la sua bellezza magnetica cattura: è unica nel suo genere e descrivere il suo splendore avvolto nel mistero del tempo è davvero difficile.

    Per arrivarci bisogna prima attraversare il Siq, uno stretto canyon che conduce alla città nascosta. Passare per il Siq è in sé un’esperienza unica: ad ogni passo accresce l’euforia e si colgono le traccie lasciate dai suoi abitanti. Sulle pareti si iniziano ad intravedere scalini e silhouette incise nella roccia, facendo crescere l’immaginazione.
    Il Siq pian piano racconta la storia vissuta. Carovane, mercanti e viaggiatori dovevano percorrere questo canyon per arrivare nell’antica città di Petra.

    Un’apertura tra le rocce fa intravedere quello che sembra un miraggio.
    Ad ogni passo la gola si apre e in tutta la sua bellezza mostra il suo Tesoro, il Khazneh. Toglie il fiato per il suo splendore e si va ben oltre lo stupore, si resta incantati davanti a cotanta magnificenza. La facciata del Tesoro è lì, eterna, brilla di luce propria e testimonia l’epoca d’oro del suo popolo, i Nabatei, gente che del deserto ne fece la sua culla di civiltà. È perfetta in ogni suo dettaglio.

    Ma Petra non è solo il suo Tesoro maun’intera intrigante città, fatta di strade, abitazioni, templi (immancabile il Monastero sovrastante la città) tombe e anfiteatri, ognuno con la propria identità incisa nella roccia. Percorrere le sue vie polverose è come sfogliare le pagine di un antico libro, dove ogni dettaglio racconta di dèi venerati, amori spezzati e sogni di una gloria che fu, e mai svanita.

    Siamo stati nella città nascosta l’intero giorno (ma aggiungere almeno un’altra mezza giornata aiuterebbe a vedere tutto con più calma), e abbiamo terminato la nostra visita nel tardo pomeriggio. È stato bellissimo vedere il tramonto dal Monastero da dove si poteva contemplare la bellezza della valle montuosa.
    Con una luce crepuscolare Petra si trasforma nuovamente, gli ultimi raggi di sole colorano tutta la città nascosta di arancione.
    Di sera la città viene avvolta in un silenzio reverenziale. Il tempo si ferma nuovamente. La luna e le stelle illuminano il cielo di Petra, e in quel silenzio mistico si può quasi sentire lo spirito degli antichi Nabatei, vivi e immortali tra le rocce della loro amata città.

    Petra prima si sogna e poi si visita, e una volta che si è varcata la soglia di questa meraviglia, una parte dell’anima vi rimane per sempre.

  • Giordania: Un Viaggio tra Storia, Cultura e Meraviglie Millenarie

    Giordania: Un Viaggio tra Storia, Cultura e Meraviglie Millenarie

    Giordania: Un Viaggio tra Storia, Cultura e Meraviglie Millenarie

    La Giordania è da sempre stata nella mia bucket list. Da ragazzina era per me il luogo di una delle Sette Meraviglie del Mondo, Petra, ma pian piano ho appreso che questa terra offriva molto di più.
    Nonostante sia un Paese islamico, il suo patrimonio storico-archeologico include un’eredità lasciata da romani, crociati, giudei e cristiani, mentre il suo patrimonio naturalistico include il famoso Mar Morto, il Mar Rosso e il deserto del Wadi Rum.
    La Giordania è un insieme di emozioni, un intreccio di culture, odori e sapori. Un posto dove l’avventura non manca e il paesaggio lascia sempre senza fiato.
    Avere l’opportunità di visitare la Giordania in autonomia (noi ci siamo affidati ad un autista privato) ci ha permesso di visitare i posti da noi scelti e secondo le nostre tempistiche.
    Ogni posto visitato racchiudeva una storia, tra cui la Storia che si studia sui libri.

    Amman e la Cultura Giordana

    La Giordania possiede due aeroporti Internazionali, uno ad Aqaba, a Sud del Paese e perfetto per chi vuole dedicarsi al Mar Rosso per esempio, ed uno ad Amman, la capitale, che invece si trova a Nord. Noi siamo atterrati in quest’ultima.
    Amman è una città che fonde modernità e tradizione. Le stradine della Cittadella raccontano la storia del passato romano, con il Tempio di Ercole e il Teatro Romano. Nel centro si trovano i caffè storici dove si respira il profumo del cardamomo mescolato al caffè arabo, mentre nei souk, i mercati, il richiamo delle spezie e dei tessuti colorati invita i viaggiatori a lasciarsi prendere dalla cultura locale. Amman abbonda di ristoranti tradizionali ma anche moderni bistrot. Personalmente opto sempre per i primi.
    Raccomando di dedicare ad Amman almeno 2 giorni pieni, soprattutto se si intende visitare qualche museo. Al Museo Archeologico, per esempio, sono conservati alcuni dei Rotoli del Mar Morto.

    Jerash: Un tesoro lasciato dai Romani.

    A nord di Amman, ad un’ora di distanza, si giunge alla città di Jerash, soprannominata la Pompei d’Oriente. Qui infatti troviamo uno dei siti archeologici romani meglio conservati al mondo.
    La visita ha inizio dall’imponente Arco di Adriano che lascia immaginare la grandezza e la bellezza del sito. Da lì, si passeggia tra strade lastricate, templi imponenti, teatri ben conservati e il maestoso Foro ovale, circondato da un elegante colonnato.
    Nell’antica via principale della città, il Cardo Massimo, si possono ancora osservare i solchi lasciati dai carri di epoca romana
    Il sito di Jerash è tenuto vivo, infatti il Teatro Sud è tutt’ora utilizzato per spettacoli e concerti grazie alla sua acustica sorprendente.
    Visitare Jerash richiede mezza giornata e da Amman partono regolarmente escursioni organizzate, anche dagli alberghi, con ritorno nella capitale.

    Madaba: La città dei mosaici

    A sud di Amman, c’è la città di Madaba, celebre per la straordinaria tradizione musiva testimoniata dalla famosa “Mappa di Madaba”, un mosaico bizantino del VI secolo conservato nella Chiesa di San Giorgio. Questo capolavoro rappresenta la Terra Santa con una precisione cartografica unica, rivelandosi una preziosa testimonianza storica.
    Oltre alla Mappa di Madaba, la città ospita numerosi altri mosaici di eguale bellezza sparsi tra chiese e siti archeologici. Vale la pena visitare il Parco Archeologico di Madaba, dove si trovano resti di antiche chiese bizantine e romane, nonché la Chiesa degli Apostoli, che custodisce un magnifico mosaico raffigurante Thalassa, la personificazione femminile del mare, circondata da pesci e creature marine, fiori, frutti e volti angelici.
    Anche Madaba non richiede molto tempo, anzi un paio di ore sono più che sufficienti, quindi una volta visitati i siti principali si può ripartire per altri posti.
    Nella stessa giornata infatti, il mio itinerario ci ha portato su luoghi particolarmente sentiti dai credenti. Posti immancabili per chi fa un viaggio in Terra Santa.

    La Giordania Biblica: Sulle Orme della Fede

    La Giordania custodisce anche luoghi di profondo significato religioso. I siti di maggior interesse sono due. Il Monte Nebo, località da cui Mosè vide la Terra Promessa, offre una vista mozzafiato sulla Valle del Giordano, e Betania oltre il Giordano, che è riconosciuta come il luogo del battesimo di Gesù, un sito di grande importanza per i pellegrini di tutto il mondo.
    Sul Monte Nebo una volta varcata l’entrata si può liberamente passeggiare visitando il giardino e la chiesa, a Betania oltre il Giordano invece, è obbligatorio essere accompagnati e prender parte ad un tour. Infatti noi, giunti alla biglietteria, abbiamo atteso una decina di minuti per la partenza del tour. Con una navetta ci siamo diretti al luogo di interesse. Abbiamo percorso una strada polverosa, con chiese solitarie disseminate nel paesaggio brullo.
    Il motivo principale che obbliga l’accompagnamento dei visitatori è che Betania oltre il Giordano si trova sulla linea di confine con la Cisgiordania (West Bank). Al di là del fiume, infatti, si possono notare la bandiera israeliana e i soldati armati.
    Il fiume Giordano nei secoli è cambiato molto, sia per motivi geologici sia per pesanti interventi umani (costruzioni di bacini di raccolta e deviazione del fiume), diminuendone la portata e riducendolo ad un mero fiumiciattolo. Il sito e il percorso sono abbastanza curati e puliti. C’ è anche una chiesa che si può visitare, ma niente di straordinario. Per me la visita al sito battesimale ne è valsa la pena soprattutto per il suo significato religioso. Il posto è tranquillo e trasmette serenità ma le aspettative Vs realtà potrebbero non coincidere.
    Una volta terminato la nostra visita a Betania oltre il Giordano, ci siamo diretti verso sud. La nostra destinazione era il Wadi Mujib.

    Wadi Mujib: Il Gran Canyon della Giordania

    La Riserva Biosfera del Mujib è la riserva naturale più bassa del mondo. È una spettacolare riserva con una biodiversità unica:acqua che scorre tutto l’anno alimentata da sette affluenti, un dislivello che va da 410 m sotto il livello del mare fino a raggiungere 900 m sopra il livello del mare. Monti, valli e falesie la rendono perfetta per molte specie di animali selvatici nonché per centinaia di specie di piante
    In termini di attività, il Wadi Mujib propone trekking, hiking, una adrenalinica zip line e canyoning tra sinuose pareti di roccia, che si tingono di colori che vanno dal grigio all’arancione contrastando il blu dell’acqua che conduce a cascate rinfrescanti.
    Il Wadi Mujib, grazie alle sue caratteristiche geografiche, offre diversi sentieri in base alla preferenza del paesaggio, alla tempistica, alle attività da fare e alla facilità del percorso. Alcune di queste infatti, richiedono la presenza di una guida. Alcuni sentieri nel periodo invernale vengono chiusi per motivi di sicurezza, pertanto il mio consiglio è informarsi su cosa voler fare e poi contattare il Centro Visite della Riserva
    Noi abbiamo optato per il Siq Trail, breve, gratificante e facilmente percorribile in totale autonomia. Con le sue gole strette e le piscine naturali, regala emozioni forti e panorami bellissimi. Nonostante la sfida di attraversare il fiume e le sue cascate controcorrente è stato comunque rilassante immergersi nella natura.
    Mi piacerebbe tornarci per poter fare anche gli altri sentieri. Quindi sì, se come me siete amanti dell’avventura, la riserva Biosfera del Wadi Mujib merita ed è imperdibile.
    Il giorno seguente, con calma, abbiamo lasciato il Wadi Mujib e ci siamo diretti verso il Wadi Musa alla scoperta di Petra.

    Wadi Musa e Petra: La Città Rosa del Deserto

    Lasciandoci l’avventura alle spalle, ci siamo diretti verso il Wadi Musa. La distanza è di 2 ore e 45 minuti, anche se noi ci abbiamo impiegato di più. Infatti ci siamo persi per mancanza di segnaletica. Il nostro autista si affidava a Google Maps, ma essendo vicini al confine israeliano c’erano interferenze e il segnale si interrompeva. Fortunatamente il nostro autista era giordano e non aveva problemi a chiedere informazioni. Tuttavia questo non è un problema insormontabile, so di molti viaggiatori che hanno guidato per la Giordania per conto proprio, basta avere una cartina stradale o mappe off-line.
    Abbiamo attraversato un paesaggio arido, dove c’era solo una strada e qualche arbusto secco, abbiamo incrociato un pastore di capre e occasionalmente qualche altro fuoristrada.
    Prima di partire, ho contattato una guida beduina con la quale ci saremmo incontrati a Uum Sayhoun, il villaggio beduino costruito dal governo. Generalmente i turisti soggiornano a Wadi Musa, io invece, per sostenere la già precaria economia beduina, ho deciso di affidarmi a questo ragazzo che ci avrebbe accompagnato in giro e ci avrebbe fatto soggiornare in una grotta a ridosso di una piccola gravina.
    Una volta incontrato la nostra guida, siamo andati a Piccola Petra. Visitare Piccola Petra è una buona introduzione all’architettura e cultura nabatea. Siamo andati poco prima del tramonto e la luce che illuminava il sito era bellissima. Il posto era tranquillo e silenzioso, non c’era gente.
    Piccola Petra richiede circa una mezz’oretta di visita ed è gratuita. Spesso alcuni turisti la evitano perché non possiede la magnificenza della sorella Petra, ma è essenziale per avere una visione completa di tutto il sito archeologico.
    Finita la visita, siamo ritornati a Uum Sayhoun e ci siamo diretti fuori dal villaggio verso il nostro spartano alloggio. La grotta era carina e abbellita, tuttavia, viste le temperature calde, abbiamo preferito dormire fuori in quel che era una veranda (la grotta era parte di una proprietà privata che disponeva di una veranda con tettoia ed era interamente recintata).
    Il giorno seguente ci siamo diretti a Petra, una delle sette meraviglie del mondo moderno.
    Percorrere il Siq, lo stretto canyon che conduce al Tesoro, è un’esperienza surreale. La luce del sole gioca con le sfumature rosa e rosse della pietra rivelando l’imponenza dell’antica capitale nabatea. Ma Petra non si esaurisce al Tesoro: il Monastero, la Strada delle Facciate e le Tombe Reali sono altrettanto straordinarie.
    La visita al sito di Petra ha richiesto l’intera giornata e siamo rimasti fino allo show di Petra by Night.
    Dopo aver cenato e pernottato a Uum Sayhoun, il mattino seguente ci siamo diretti verso il Wadi Rum.

    Wadi Rum: L’Avventura nel Deserto Rosso

    Dall’eco delle rovine di Petra si passa al silenzio dell’infinito deserto del Wadi Rum. Questo deserto ha dune di sabbia rossa e imponenti formazioni rocciose, tra cui i famosi “Sette Pilastri della Saggezza” dell’omonimo racconto di Lawrence D’ Arabia.
    Il Wadi Rum chiama sia all’avventura, facendo escursione in jeep o dormendo in un campo beduino per esempio, sia alla contemplazione. Nel silenzio del deserto e sotto un cielo stellato è inevitabile pensare, riflettere, ammirare.
    Il Wadi Rum offre diversi alloggi in base ai propri gusti e budget. La maggior parte prevedono almeno un pasto principale e molti offrono un pacchetto che include il tour nel deserto.
    Visitare il deserto fino al tramonto, cenare con i beduini intorno al fuoco e sotto un cielo stellato è davvero un’esperienza indimenticabile.
    Sulla via del ritorno, ci siamo brevemente fermati a vedere “I treni nel deserto”, relitti della stazione di Hejaz. Questi treni raccontano la storia dei primi del 900 quando gli arabi, con l’aiuto di T.E. Lawrence, combatterono contro l’impero turco-ottomano che dominava il territorio. Gli arabi distruggendo i binari e interrompendo il passaggio dei treni, devastarono i collegamenti e le comunicazioni dei turchi vincendo e ponendo fine alla Rivolta Araba del 1916.
    Io li ho soprannominati “I treni fantasmi”, perché vedere queste locomotive nel bel mezzo del deserto è alquanto surreale.

    Il Mar Morto: Il Rilassante Dono della Natura

    Il Mar Morto è uno di quei posti che vale la pena visitare, non tanto per la bellezza ma quanto per la sua peculiarità. Noi ci siamo rilassati nel Mar Morto per ben 2 volte: il giorno prima di andare nel Wadi Mujib, e poi ritornando dal Wadi Rum. Abbiamo alloggiato in due posti diversi e l’offerta alberghiera è alquanto vasta.
    Il Mar Morto è il punto più basso della Terra. L’acqua è densa di minerali e permette di galleggiare senza sforzo. Si consiglia di stare in acqua non più di 10-15 minuti. L’alta percentuale di sale può infatti creare irritazioni alla pelle ma soprattutto agli occhi (se bagnati).
    Per curiosità ho leccato con la punta della lingua la pelle sul mio braccio. Non ho mai assaggiato cosa più amara in tutta la mia vita e c’è voluto un po’ affinché quel gusto di fiele andasse via. L’acqua lascia la pelle quasi oleosa e le proprietà benefiche di una nuotata in questo mare sono universalmente riconosciute.
    Il fango nero ricco di minerali offre un trattamento naturale per la pelle. La visita al Mar Morto è una pausa di benessere circondati da un paesaggio calmo e rilassante.

    Le mie conclusioni

    La Giordania è un Paese che consiglio vivamente. Può attrarre sia l’ interesse di chi ama la storia e la cultura, sia di chi ama l’avventura e la natura.
    Per chi invece vuole dedicarsi al relax, alle spiagge e agli sport da mare, consiglio Aqaba, la vivace città costiera che dà sul Mar Rosso, e meta preferita per chi fa immersioni e snorkelling. Purtroppo per mancanza di tempo non ci è stata possibile visitarla, ma mi sono ripromessa di andarci anche perché in questo itinerario non sono riuscita ad inserire la visita ai castelli nel deserto. Per chi volesse andare in Giordania e includere anche questi posti, suggerisco di pensare ad un itinerario di 15 giorni perché permette di visitare meglio e con più calma e relax.
    Per quanto riguarda la cucina, i piatti sono poco elaborati ma molto saporiti.
    Il Mansaf è il piatto nazionale a base di agnello, riso e yogurt fermentato, mentre il Maglouba è un saporito stufato, i Falafel croccanti accompagnati da Hummus sono esperienze gustative da non perdere. E poi i dolci: la Knafeh, con la sua croccantezza, conclude con dolcezza ogni pasto.
    In giro per i mercati troverete chioschi che vendono succhi di frutta spremuti al momento, il più celebre è quello di melograno. Il più buono che abbiamo assaggiato è stato a Jerash.
    Per quel che riguarda le persone, ho trovato la gente abbastanza cordiale e ospitale. A tal proposito, a fine viaggio il nostro autista ci ha invitati a casa sua per pranzo e per farci conoscere la sua famiglia, davvero molto gentili. Il Mansaf preparato dalla moglie, oltre ad essere stato divino, incarnava appieno l’ospitalità locale.
    È importante ricordarsi che, nonostante la Giordania sia un Paese progressista e moderno e abituato ai turisti, resta comunque un Paese di cultura islamica, pertanto è giusto rispettare la loro cultura abbigliandosi in modo decoroso e comportandosi con rispetto.

    Dalla storia millenaria di Petra, alle avventure nel Wadi Mujib e Wadi Rum, dai sapori autentici della cucina alle acque rigeneranti del Mar Morto, la Giordania è un viaggio che lascia un segno profondo. Un’esperienza indimenticabile da vivere almeno una volta nella vita, tra le meraviglie di un Paese che abbraccia il suo passato guardando verso il futuro.

  • Viaggio nella Terra di Puglia: Tra bianchi borghi, autentici sapori e meraviglie naturali

    Viaggio nella Terra di Puglia: Tra bianchi borghi, autentici sapori e meraviglie naturali

    La Puglia, un viaggio nel tempo e nella bellezza

    Si dice che la Puglia sia uno stato d’animo, effettivamente lo è. È una terra accogliente, che sa emozionare e conquistare.
    Il suo fascino si svela nei piccoli centri storici, nelle città d’arte, nei paesaggi unici e nella cucina che profuma di tradizione. Un viaggio che vi porterà tra le strade lastricate in pietra, chiamate “Chianche” , di Mottola e Altamura, passando per i trulli di Alberobello, i panorami mozzafiato di Polignano a Mare fino ai Sassi di Matera, Patrimonio dell’Umanità della vicina Basilicata. Prepariamoci a scoprire un itinerario che unisce cultura, relax ed esperienze indimenticabili.

    Mottola: la Spia dello Ionio

    Il viaggio inizia a Mottola, soprannominata La Spia dello Ionio, per la vista panoramica sul golfo di Taranto. Il suo centro storico affascina con un labirinto di vicoletti e strade lastricate, così come le chiese (la più antica risalente al XII secolo). Imperdibile è la visita alle chiese rupestri, come la Cripta di San Nicola, un gioiello d’arte bizantina scavato nella roccia. I boschi e le campagne vicine così come la Gravina di Petruscio, offrono sentieri escursionistici davvero bellissimi e bucolici. Non mancate di assaporare la cucina locale: le focacce e i prodotti caseari sono una delizia.

    Taranto: la città dei due mari

    Taranto è una città dal fascino unico: soprannominata “la città dei due mari” per la sua posizione tra il Mar Grande e il Mar Piccolo, ha una storia antichissima, fondata dagli Spartani infatti è stata un importante centro della Magna Grecia, come testimoniano i reperti conservati nel Museo Archeologico Nazionale di Tarantoma anche e i siti archeologici situati nella città. Il centro storico è un viaggio nel tempo, con vicoli stretti, palazzi antichi e la maestosa Cattedrale di San Cataldo, il duomo più antico della Puglia. Non lontano c’è il suggestivo Castello Aragonese, che affacciato sul mare, regala viste bellissime ed emozionanti. Le sabbiose spiagge vicine offrono acque cristalline, mentre la cucina locale, a base di pesce fresco e specialità come le cozze tarantine, è un’esperienza gastronomica da non perdere.

    Alberobello: il paese dei Trulli

    Continuando il viaggio, si arriva questa volta nella Valle d’ Itria, dove è immancabile visitare Alberobello, una fiaba in pietra. Questo paese, Patrimonio UNESCO, è celebre per i suoi trulli, le peculiari costruzioni coniche in pietra. Passeggiando tra Rione Monti e Aia Piccola, si respira un’atmosfera senza tempo. Fermatevi a visitare un trullo dall’interno e acquistate qualche souvenir artigianale, come le ceramiche dipinte a mano.

    Locorotondo e Cisternino: balconi sulla Valle d’ Itria

    Locorotondo, con le sue case imbiancate e i balconi fioriti, è un luogo incantevole da esplorare a piedi. La vista sulla Valle d’ Itria è spettacolare, specialmente al tramonto. Pochi chilometri più in là, Cisternino accoglie i visitatori con la sua anima autentica e le bracerie: piccoli locali dove è possibile scegliere carne fresca e farla cuocere sul momento.

    Ostuni: la città bianca

    Il viaggio continua verso Ostuni, un vero gioiello. Il bianco abbagliante delle sue case contrasta con l’azzurro del cielo e il verde degli ulivi secolari. Perdetevi nei suoi vicoli e raggiungete la Cattedrale di Santa Maria Assunta, altro capolavoro gotico. Ostuni è anche una destinazione perfetta per chi cerca relax grazie alle vicine spiagge della costa adriatica.

    Polignano a Mare: poesia e mare

    Polignano a Mare è una tappa imperdibile per gli amanti del mare. La città sorge su una scogliera che regala viste mozzafiato. Tuffatevi dalla spiaggia Lama Monachile, incastonata tra alte rocce, e passeggiate nel centro storico, tra vicoletti e versi poetici incisi sui muri. Fermatevi a gustare un gelato artigianale o un panino col polpo, specialità locale.

    Monopoli: fascino mediterraneo

    A breve distanza, Monopoli vi accoglie con il suo porto antico e le mura sul mare. Qui, le chiese barocche, il Castello di Carlo V e le stradine acciottolate offrono scorci da cartolina. La città è perfetta per una passeggiata rilassante, magari con una sosta in un ristorante locale per assaggiare un piatto di pesce fresco.

    Matera: i Sassi e la magia del tempo

    Il viaggio si conclude a Matera, capoluogo della regione Basilicata, geograficamente molto vicina alla Puglia e per questo molto spesso inclusa nei tour della Puglia. Questa città è uno dei luoghi più affascinanti d’Italia. I Sassi, le antiche abitazioni scavate nella roccia, raccontano una storia millenaria. Visitare le chiese rupestri e il Palombaro Lungo, una straordinaria cisterna sotterranea, è essenziale. Matera offre anche esperienze culturali uniche: mostre, festival e il fascino del cinema che l’ha resa famosa in tutto il mondo.

    Esperienze da non perdere

    • Degustazioni: provate i vini della Valle d’ Itria e i prodotti tipici come olio extravergine, friselle e taralli.
    • Trekking: percorrete i sentieri del Parco della Murgia o della Terra delle Gravine.
    • Archeologia e storia: non perdetevi i villaggi rupestri con le chiese arricchite di affreschi, i centri storici e i piccoli musei.
    • Arte e Tradizioni: partecipate alle sagre locali e scoprite l’artigianato, come la lavorazione della terracotta, del ferro battuto o della pasta fatta in casa.


    Questo itinerario vi guiderà attraverso luoghi che raccontano storie, profumi e sapori che difficilmente dimenticherete. La Puglia è un invito a rallentare, a meravigliarsi e a lasciarsi incantare da un Sud Italia autentico e generoso.

    L’itinerario descritto è della durata di circa una settimana e si focalizza sulla Valle d’Itria e dintorni. Per motivi di tempo ho escluso il Gargano ed il Salento, li lasciamo per i prossimi soggiorni in Puglia. Per eventuali richieste e suggerimenti, non esitate a contattarmi.

    Vuoi visitare la Puglia in compagnia? Qui di seguito trovi il link del prossimo viaggio di gruppo. https://backandforth.travel/viaggi/

  • L’ Aurora Boreale: l’ipnotica danza nel cielo

    L’ Aurora Boreale: l’ipnotica danza nel cielo

    La magia dell’Aurora Boreale: il balletto celeste della natura

    Poche cose al mondo possono competere con la magia dell’Aurora Boreale, uno spettacolo naturale che sembra uscito da un sogno. Questo incantevole prodigio luminoso, è conosciuto anche come “luci del nord”, è un fenomeno che unisce scienza e immaginazione, illuminando i cieli notturni di colori vibranti e trasformando l’ordinario in straordinario.
    Dagli antichi è stata chiamata in molti modi, come ad esempio “Luci del Nord” ma fu Galileo Galilei a coniare il nome “Aurora Borealis”, unendo il nome della dea romana dell’alba, Aurora, a quello greco del vento del nord, Borea.

    Che cos’è l’Aurora Boreale?

    L’Aurora Boreale è il risultato di una reazione tra particelle cariche provenienti dal Sole e il campo magnetico terrestre. Quando il vento solare — un flusso costante di particelle cariche espulse dalla corona solare — raggiunge la Terra, alcune di queste particelle vengono catturate dal campo magnetico terrestre e spinte verso i poli magnetici. Qui, si scontrano con gli atomi e le molecole presenti nella nostra atmosfera, come ossigeno e azoto. Queste collisioni liberano energia sotto forma di luce, dando vita ai caratteristici bagliori danzanti nei cieli.

    Il colore dell’aurora dipende dai gas coinvolti: l’ossigeno produce sfumature verdi e rosse, mentre l’azoto genera tonalità blu e viola. L’intensità e la varietà dei colori dipendono anche dalla densità dell’atmosfera e dall’energia delle particelle solari.

    Un fenomeno che ispira miti e leggende

    L’Aurora Boreale non è solo un evento scientifico, ma anche fonte di ispirazione folkloristica e spirituale. Le popolazioni indigene hanno da sempre attribuito significati spirituali e mistici a queste luci danzanti. I Sami, popolo nativo della Lapponia, credono che l’aurora sia il riflesso degli spiriti che danzano nel cielo. Altri miti la descrivono come una passerella celeste percorsa dalle anime, o come messaggi divini inviati agli uomini dalle divinità norrene, per altri ancora è la coda di una magica volpe artica.
    Anche nella letteratura e nell’arte, l’aurora è stata ispirazione, simbolo di bellezza e mistero. Scrittori e poeti hanno descritto le sue sfumature come metafore della passione e della trasformazione, mentre fotografi e pittori cercano costantemente di catturare l’effimera magia di questo spettacolo celeste.

    Un incontro profondo con il cielo

    Ammirare l’Aurora Boreale è un’esperienza che va oltre la semplice osservazione. È un incontro intimo con il cielo, un momento che richiama l’infinità dell’universo e il nostro posto al suo interno. Immagina di trovarti in una notte gelida, avvolto dalle tenebre della notte, immerso nella natura. Sopra di te, il cielo improvvisamente si anima con onde di luce verde e viola. In quell’istante, il tempo sembra fermarsi, e tutto ciò che conta è il legame tra te e l’universo.

    L’aurora come promessa di incanto

    In fin dei conti, l’Aurora Boreale non è solo un fenomeno naturale, ma una promessa di incanto. È la prova che, anche nelle notti più fredde e oscure, esistono momenti di pura magia, pronti a ricordarci che il nostro mondo è colmo di bellezza e mistero.
    Se non hai mai assistito a questo spettacolo, lascia che diventi uno dei tuoi desideri più ardenti. Il cielo è pronto a raccontarti una storia: una storia fatta di luce, colori e sogni che danzano nell’infinito.

    Dove e quando ammirarla

    L’Aurora Boreale è visibile principalmente nelle regioni polari, tra cui il nord della Norvegia, la Svezia, la Finlandia, l’Islanda, il Canada e l’Alaska. Questo fenomeno è visibile durante l’inverno, quando le notti sono più lunghe e il cielo è limpido. I mesi tra settembre e marzo sono considerati ideali per osservare l’aurora, soprattutto durante i periodi di alta attività solare.

    Per aumentare le possibilità di vederla, è essenziale trovarsi in una zona buia, lontana dall’inquinamento luminoso delle città, e armarsi di pazienza: l’aurora non segue orari precisi, ma appare spesso tra le 21:00 e le 02:00.

    Consigli pratici per andar a caccia dell’aurora

    Se vuoi vivere l’incanto dell’Aurora Boreale, ecco alcuni consigli:

    • Pianifica con cura: controlla le previsioni di attività geomagnetica attraverso apposite app e scegli una notte con cieli sereni.
    • Vestiti adeguatamente: le regioni artiche possono essere estremamente fredde, quindi vestiti a strati e non dimenticare guanti, cappelli e scarpe termiche.
    • Porta una fotocamera: immortalare l’aurora richiede una fotocamera con impostazioni manuali, un treppiede e un po’ di pratica per ottenere il giusto equilibrio tra esposizione e luce.
    • Sii paziente: l’aurora può essere imprevedibile, ma aspettare sotto un cielo stellato vale ogni istante.

  • Islanda:Terra di Ghiaccio e Fuoco, dove la natura danza con il silenzio

    Islanda:Terra di Ghiaccio e Fuoco, dove la natura danza con il silenzio

    Com’è l’Islanda?

    È questa la tipica domanda che fanno quando ritorni da un viaggio, e, in questo caso, dall’Islanda.
    Ma descrivere l’Islanda non è facile, anzi, è difficile trovare le parole giuste per descrivere una terra come questa.
    L’Islanda infatti, è un posto surreale, è una terra di mezzo fra sogno e realtà. I suoi paesaggi lunari, desertici e sterili, proiettano lontano da qualsiasi riferimento umano.

    Quando abbiamo deciso di intraprendere il nostro viaggio “On the Road” nella landa dei ghiacci, abbiamo optato per il periodo estivo.
    Il primo motivo era quello di trovare una temperatura che ci permettesse di campeggiare; il secondo, quello di avere molte ore di luce a disposizione per poter visitare i parchi e i posti iconici. Certo, questo avrebbe significato rinunciare a vedere L’ Aurora Boreale, ma in compenso, abbiamo assistito al fenomeno del Sole a Mezzanotte che lascia davvero senza fiato.
    La luce crepuscolare che illumina il paesaggio è davvero bellissima, sembra di essere in un lungo dormiveglia.
    Visitare l’Islanda in autonomia ci ha permesso di girare molto e osservare un paesaggio molto contrastante.
    Lande desolate si alternano a paesaggi che pullulano di flora e fauna selvatica.
    Nonostante il clima sia comunque più o meno uniforme, la ricchezza di elementi diversificati la rende un micro mondo: vulcani, ghiacciai, geyser la fanno da padrona, e l’ uomo qui sembra essere solamente un dettaglio trascurabile. La vastità e maestosità del paesaggio fa sentire davvero piccoli.

    Durante il nostro viaggio, nonostante fossimo andati a luglio (un mese abbastanza turistico), non sono mancati i momenti di totale solitudine, dove era rarissimo incontrare qualcuno. Molte volte abbiamo scherzato sul fatto che, in caso di emergenza stradale, certo non avremmo potuto contare sull’aiuto del passante. Tuttavia, questo senso di solitudine, ci ha regalato momenti di totale pace e contemplazione. Lì la vita sembra scorrere più lentamente, il tempo è scandito dal ritmo della natura.
    Chi decide di viaggiare in Islanda deve però essere consapevole del posto in cui va: l’Islanda è una meta naturalistica, non bisogna aspettarsi la movida, una moltitudine di discoteche o i centri commerciali. L’Islanda è lontana da queste cose.

    Allora che si fa in Islanda?

    L’ Islanda è una meta naturalistica e la sua biodiversità offre davvero tanto in termini di attività all’aperto.
    In 2 settimane abbiamo visitato molti luoghi e abbiamo visto tante cose bellissime. Impossibile mancare le cascate (che sono innumerevoli),tra cui Gullfoss, Godafoss, e Skógafoss, e la particolare Seljalandsfoss, la cascata dove puoi camminarci da dietro. Bellissime le scogliere e le spiagge vulcaniche, tra cui quella di Vik, la più popolare.
    Da amanti della natura, abbiamo fatto trekking su canyon e passeggiate in foreste centenarie, abbiamo visitato caverne di ghiaccio e camminato coi ramponi su un ghiacciaio millenario, il Vatnajökull. Abbiamo navigato su un lago glaciale e passeggiato su spiagge nere e ci siamo lasciati stupire dalla potenza dei geyser. Scalando un vulcano, abbiamo toccato con mano uno strato di lava nuovo (il tutto fatto in sicurezza e rispettando le regole).
    Abbiamo osservato i pulcinella di mare, le balene e le foche, abbiamo cercato di imitare la gente locale cimentandoci nello Sprangan, lo sport locale delle isole Westman (con scarsi risultati!).
    Poi, dopo una giornata impegnativa, ci siamo rilassati con bagni geotermali. Abbiamo scelto di alternare ai moderni centri benessere anche terme spartane, sperdute nei campi nel bel mezzo del nulla e gestiti dai proprietari dei terreni.
    Non sono mancate le visite ai musei o siti di particolare importanza storico-archeologica.
    Certo, ci sono anche altre attività che si possono fare, per esempio passeggiate a cavallo, kayak, rafting, giri con quod e così via. Insomma, ce n’é davvero per tutti i gusti.
    Visitare i paesini, che qui sono più che altro villaggi, ci ha fatto capire di come vivono gli abitanti. Consigliatissima la visita di qualche villaggio di pescatori, dove, lontano dalla moderna capitale Reykjavik, si respira l’autentica vita islandese. Noi lo abbiamo fatto nella bellissima penisola dello Snaefellsnes.

    L’Islanda è una meta insolita per le vacanze ma credo che valga la pena di essere visitata almeno una volta nella vita. Il suo isolamento dai continenti e la sua biodiversità la rendono unica sotto tutti i punti di vista.
    Un viaggio in Islanda è un’esperienza indimenticabile.